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Il verde è ricchezza: per salvare Modena servono più alberi.

December 22, 2017

 

Alberi ed economia, non solo alberi ed ecologia. La Gazzetta di Modena ha voluto parlarne con gli esperti, quello modenese e quelli di fama mondiale. E ovviamente si scopre che esiste una "infrastruttura" vitale, quella sì, e che la politica spesso dimentica nel suo agire quotidiano.

 

Andrea Di Paolo, è un agronomo modenese che da anni promuove attraverso la rigenerazione urbana con la natura studi sui bilanci ecologici, ambientali ed energetici.


Di Paolo, cosa si può fare per Modena, prima che sia tardi?

«Incrementare la vegetazione sul territorio urbanizzato. A partire dall’introduzione negli strumenti urbanistici di un indice ambientale, applicabile sia a una nuova edificazione sia a una ristrutturazione capace di certificare la qualità dell’intervento edilizio rispetto alla permeabilità del suolo e alla presenza del verde attraverso l’uso di coefficienti dal valore ecologico».

 

Quindi un indice che promuova la permeabilità delle superfici e la dotazione di piante nell’ambiente urbano...

«Esatto; dotazione intesa come verde tradizionale, tetti verdi e pareti verdi. Tante sono le città nel mondo che si sono dotate di indici ambientali: Berlino, Malmo, Seattle e anche in Italia, Bolzano e Bologna... In più, con l’inserimento nell’ultima finanziaria del Bonus verde, cioè la detrazione del 36% per la progettazione, realizzazione e cura del verde privato, questa occasione può diventare un’opportunità per introdurre un indice ambientale che incentivi il verde».

 

E le aree a verde pubblico? 

«A Modena ci sono molte aree verdi, ma le connessioni tra le varie aree non sono sempre uniformi o presenti e in alcune parti della città le aree verdi andrebbero aumentate. La rete delle connessioni affinché sia efficace deve essere fisicamente costituita da un sistema verde continuo; è la continuità del “sistema vegetale” a rappresentare la grande opportunità per estendere la connettività in termini ecologico-ambientali. Occorre aumentare il verde attraverso interventi di forestazione urbana e di ricucitura nel rispetto della memoria del luogo e dell’esistente in una visione complessiva di città».


Questo in città, ma negli ambienti periurbani ed extraurbani cosa bisognerebbe fare? 

Mancano alberi e verde nelle città
, bisogna aumentare le superfici boscate, specie quelle intorno alla città: realizzare una sorta di “cintura verde”. Sono ormai note a tutti le funzioni ambientali che svolge la vegetazione: produzione di ossigeno; assimilazione e stoccaggio di anidride carbonica; riduzione della radiazione solare incidente; moderazione dei venti freddi in inverno; incanalamento dei venti estivi e delle brezze; mitigazione dell’isola di calore urbana; fissazione delle polveri; assorbimento dei gas nocivi; riduzione dei rumori...».


Dica la verità, vista “l’aria che tira” a Modena sarebbe possibile? 

«Certo. Intorno a Modena si possono “leggere” principalmente due tipologie di cinture verdi dalle enormi potenzialità e che andrebbero strutturate, integrate, ultimate e valorizzate. La prima intorno alla tangenziale da cui fare partire corridoi e/o aree verdi verso la città, creando connessioni con le aree verdi esistenti e verso l’esterno, per esempio, lungo il nuovo tratto della linea ferroviaria (BO-MI), la rete dei torrenti e dei canali, il sistema delle aree naturaliformi e mantenendo i cunei verdi (più o meno agricoli). La seconda, più esterna e più importante: a nord lungo la linea ferroviaria Tav, a ovest e a est lungo le aste fluviali di Secchia e Panaro, mentre a sud manca completamente lungo l’autostrada. Se per le prime tre fasce occorre incrementare la superficie boscata in parte già presente, lungo l’autostrada, andrebbe interamente realizzata; occorre, inoltre, effettuare interventi di ricucitura per armonizzare il paesaggio tra città e campagna. Per la sostenibilità dell’intera operazione è necessario il coinvolgimento dei privati attraverso degli accordi».


Parla spesso di Infrastruttura verde, ci spiega? 

«Nel concetto di infrastruttura verde c’è la nozione di rete; in una città dotata di una infrastruttura verde i parchi non sono spazi verdi isolati nel costruito, ma sono connessi da una maglia di elementi lineari verdi a sua volta collegati ai sistemi “verdi“ periurbani ed extraurbani. Le ultime direttive europee promuovono le infrastrutture verdi quali opere in grado di irradiare qualità ambientale nei territori attraversati e capaci di fornire un ampio spettro di servizi ecosistemici. L’architetto paesaggista Andreas Kipar, uno dei massimi interpreti mondiali della Green Infrastructure, sottolinea come questa sia in grado di generare attraverso un corretto processo di pianificazione, progettazione e gestione del territorio, benefici concreti per la società, rigenerando risorse materiali e immateriali, naturali e artificiali.

 

Ma vuol dire spendere...

«Più che spendere userei il termine investire. Uno studio americano basato sull’analisi costi-benefici ha evidenziato come investire sul verde sia largamente vantaggioso per la collettività e per l’ambiente. A fronte di un costo iniziale, i benefici a partire dal medio periodo diventano esponenziali. Purtroppo si fa ancora fatica a far comprendere il valore economico, sociale, ambientale e culturale di mettere a disposizione della città un “polmone verde”, cioè una struttura “vivente” capace di migliorare la qualità dell’aria, il microclima e generare benefici alla società».

 

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