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Muri a secco in Italia e tecniche di realizzazione

March 17, 2017

Grazie all'utilizzo di pratiche tradizionali tramandate dalle maestranze di generazione in generazione, la campagna italiana presenta tutt'oggi alcuni aspetti che possono essere interpretati quali testimonianze del suo paesaggio originario. Un contributo, questo, che è stato determinante nel riuscire a tutelare e conservare il nostro grande patrimonio storico, culturale e naturale, e che ha imparato nel tempo non solo a non scontrarsi ma anche ad adattarsi alle più moderne tecniche costruttive spesso sbandierate quali necessarie ed indispensabili ai fini dell'evoluzione e del miglioramento del nostro paesaggio rurale. Il continuo ricorso alle più antiche tecniche agricole e costruttive ha permesso in molti casi di mantenere intatto il nostro ambiente naturale, la sua bellezza e la sua ricchezza, dimostrando l'importanza che ha saper guardare al passato come fonte inesauribile di informazioni da cui attingere al fine di salvaguardare il nostro paesaggio e la ricchezza delle risorse naturali che lo rendono unico al mondo. Tra le tecniche costruttive del passato ancora oggi assai diffuse e facili da ritrovare in giro per le nostre campagne c'è la realizzazione di muretti a secco (di confine, di divisione, di sostegno). Una tecnica rintracciabile in quasi tutte le tradizioni culturali del passato e che può essere considerata quale primo tentativo di modificare l'ambiente per la realizzazione di un semplice riparo o delimitare una qualsiasi superficie. Tutte le grandi culture del passato hanno fatto ricorso ai muri a secco, dai Greci ai Romani alle altre popolazioni del bacino mediterraneo fino alle culture del'Europa continentale, dell'America Latina (soprattutto in Perù), della Cina. Eppure ancora oggi l'importanza dei muri a secco viene spesso sottovalutata dimenticando inoltre che i vuoti presenti in essi rappresentano uno spazio vitale per molte specie animali (ragni, lumache, rettili, anfibi ecc…) e vegetali grazie alla presenza e all'alternanza di spazi caldi, freddi, umidi, aridi, soleggiati, ombreggiati. Non a caso si tratta di un argomento oggetto di dibattito tra chi come il FAI si occupa di tutela e conservazione dell’ambiente e del paesaggio e chi invece si fa sostenitore di tecniche di costruzione "moderne" la cui durata e capacità di inserimento nel paesaggio sono di gran lunga minori a quelle dei muri a secco. Prima cosa bisogna disporre le pietre una sull’altra assicurandone la necessaria stabilità, senza ricorrere a leganti (malta o cemento). In pratica, si inizia con lo scavare trincea di fondazione pari all’intera lunghezza del muro che si vuole realizzare, in modo da creare una base che deve essere realizzata rigorosamente sempre a secco con la stesse pietre. La posa delle prime pietre deve essere fatta su uno strato di terreno che deve risultare il più possibile compatto e solido. Infatti, come nelle costruzioni in cemento, la struttura e la solidità delle fondamenta determineranno la futura stabilità dell’opera. Con l’impiego della mazzetta (avente la punta a piccone e i lati retrostanti squadrati e non stondati) si deve cercare regolarizzare le pietre da utilizzare squadrandole; in basso vengono collocate quelle di maggiori dimensioni,  e man mano che si sale quelle di dimensioni inferiori senza però ridursi ai sassi che invece costituiranno l’interstizio se si tratta per esempio dei muretti di confine pugliesi. Non esistono delle regole standardizzate per la realizzazione di muretti a secco: ogni muretto, essendo un elemento che convive col paesaggio, va adattato alla zona interessata e che il più importante fattore che ne determina le caratteristiche quali esposizione, struttura, composizione e quant’altro è la mano del suo realizzatore. Tuttavia in genere i muri a secco di tutte le tipologie sono suddivisibili in quattro zone: base (o piede di fondazione), livello medio, porzione rastremata superiore, coronamento (o cima).

I fattori che determinano l'importanza ecologica e per la biodiversità dei muri sono:

 

1. struttura iniziale

2. inclinazione ed esposizione

3. decomposizione

4. velocità di colonizzazione

 

Svantaggi dell’uso di cemento o altri additivi nella realizzazione dei muri a secco;

 

I “maestri” dei muretti a secco sostengono che l’uso di tecniche alternative a quelle

tradizionali (utilizzo di malta e/o cemento per ancorare le pietre o altro) e l’eliminazione totale

o parziale delle opere preesistenti provoca la riduzione del valore paesaggistico del luogo ed è

responsabile di pericolosi fenomeni di smottamento del terreno e della riduzione della fertilità

del suolo con la conseguente necessità di ricorrere a tecniche di intervento non tradizionali

nel primo caso e non naturali nel secondo innescando una catena dannosa dal punto di vista

del paesaggio e della salute della popolazione.

I tradizionali muri a secco consentono al contrario di assicurare stabilità ai terreni e di tutelare

l’elemento più prezioso del paesaggio rurale, il suolo, offrendo allo stesso tempo un ambiente

tradizionalmente favorevole alla vita animale e vegetale.

Un muro a secco è un tesoro tutto italiano da conservare e tramandare ed è fondamentale

apprezzarne il valore per imparare a riconoscerli, a salvaguardarli e a replicarli nel rispetto

della tradizione e dell'ambiente.

 

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