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  • Giordana Pagliarani

Come riconoscere gli OGM


Anche la Francia dice No al mais Monsanto

Si torna a parlare di OGM e di mais Mon810, il mais geneticamente modificato della Monsanto, uno dei colossi dell’industria agricola che, dagli anni ottanta, detiene il predominio in fatto di sementi geneticamente modificate. Dopo il no dell’Italia, anche la Francia ha detto no. Il Parlamento francese ha vietato la coltivazione di mais geneticamente modificato in Francia. La misura di legge è stata approvata con una maggioranza limitata, ma determinante, 172 a favore dello “stop” a Monsanto e 147 contrari, quindi favorevoli al Mon810. Da parte delle Francia è un grande passo, una dimostrazione netta e chiara di come l’Europa stia pian piano dicendo no alle politiche agricole globali che distruggono il piccolo produttore, il terreno e la biodiversità. L’applicazione della nuove legge prevede non solo il divieto di coltivazione del Mon810, ma anche la distruzione del raccolto nel caso in cui si venga meno al provvedimento.

Tutto questo rappresenta un gesto forte, non a caso una mossa fatta prima che inizi il periodo della semina. L’Europa sta prendendo una posizione decisa ed unita nei confronti degli OGM, dei 28 stati membri solo 5 permettono la coltivazione di Ogm: Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania. Gli ettari coltivati con sementi di mais geneticamente modificato della Monsanto, sono solo 148 mila, fanno riferimento alla semina del 2013 e per lo più sono su territorio spagnolo, 136.962 ettari su 148.000 appartengono alla Spagna, che continua a minacciare l’eccellenza gastronomica e il territorio favorendo il business che deriva dagli OGM. Ma esattamente cosa sono gli OGM e come possiamo essere sicuri che il prodotto alimentare che stiamo acquistando non ne contenga?

Cosa sono gli Organismi geneticamente modificati?

Gli OGM sono organismi, piante e animali, geneticamente modificati, ovvero, organismi non umani il cui patrimonio genetico è stato modificato tramite ingegneria genetica. Il primo nacque nel 1973, nel laboratorio di Cohen e Boyer (due biologi statunitensi) e il sistema industrial-scientifico statunitense lo propose alla società globale come la tanto attesa soluzione alla fame nel mondo, la panacea che avrebbe guarito tutti i mali, risolto i problemi del terzo mondo, riabilitato i terreni incolti.

Il boom vero e proprio arrivò tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta con la green revolution che avrebbe dovuto salvare il subcontinente indiano dalla fame, ma che, al contrario, lo portò al crollo quasi totale distruggendo l’economia locale basata sulla biodiversità ed il sistema sociale agricolo fatto di piccole realtà e piccoli produttori. In Europa il sistema giuridico e i movimenti a tutela dell’ambiente insieme ad una maggior consapevolezza, anche se ancora insufficiente, da parte del consumatore hanno rallentato e diminuito l’effetto devastante che le coltivazioni OGM hanno avuto nei paesi asiatici e nei paesi in via di sviluppo in genere. La direttiva in materia di coltivazioni OGM prevede che siano rese possibili solo se c’è, come condizione necessaria e sufficiente, un’adeguata distanza tra coltivazioni OGM e non, in modo che anche le coltivazioni non geneticamente modificate e/o biologiche, siano tutelate. Attualmente anche l’Italia fa riferimento alla direttiva 2001/18/CE, che, sostituendo la normativa 90/220/CEE, regola l’immissione di nuovi OGM sul territorio e quindi, sul mercato, ma di fatto,rimane il problema di come fare a sapere se ciò che stiamo acquistando è geneticamente modificato o no.

Come riconoscere gli OGM

Bisogna prima di tutto far presente che esiste una legge che permette di introdurre materie prime geneticamente modificate fino ad un quantitativo dello 0,9% per singolo ingrediente, questo significa che se, ad esempio in una merendina confezionata, tra gli ingredienti sono annoverati olio di colza, soia e mais (che vogliamo supporre siano OGM), ma sono solo in una percentuale inferiore allo 0.9, allora, in base alle normative, la merendina può essere comunque considerata No OGM. Di fatto però, la mobilitazione globale contro i prodotti geneticamente modificati sta inducendo molte case di produzione ad avvalersi di mais e soia non geneticamente modificati. In ogni caso, il punto di forza del consumatore è l’etichetta, ecco tre cose da fare sempre:

1) Controllare la provenienza del prodotto, non il confezionamento, ma la provenienza d’origine e già questo ci dirà se il paese da dove provengono la/le materia-e prime è un paese che permette la coltivazione di OGM oppure no. Se il pesce, ad esempio dello sgombro, proviene da una zona FAO che garantisce una pesca sostenibile, etc..

2) Ricordare che gli OGM attualmente sul mercato sono: mais BT, soya, cotone, colza e barbabietola da zucchero.

3) Se si consuma carne, leggere attentamente la zona di allevamento del bestiame e i riferimenti in base all’alimentazione, il 90% della soia prodotta è infatti destinata all’alimentazione degli animali utilizzati a scopo alimentare.


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